“L’ultima volta”

 

La vita sportiva di un calciatore scorre via veloce come il concerto di quella band che ci fa sognare e segue il ritmo di inevitabili ultime volte. E così è stato anche per Diego Armando Maradona: l’ultima partita con la maglia del Napoli, l’ultimo gol con la nazionale argentina, l’ultima partita in carriera, l’ultima presenza con la maglia albiceleste, l’ultimo gol su punizione e così via. Alcune di queste, come l’addio al calcio professionistico, sono delle ultime volte “annunciate” e portano con sé la solennità di un ultimo giro, di un’ultima corsa. Altre, invece, come l’ultimo gol su punizione, diventano ultime volte solo col passare del tempo, fino a quando Maradona non avrà più segnato un gol su punizione. Ma nel momento in cui succede, quello è un gol su punizione come altri, perché ce ne saranno ancora. E’ così nella vita di ognuno di noi, di ultime volte “inconsapevoli” ce ne sono a centinaia, ed io, personalmente, sono arrivato alla conclusione che è meglio essere all’oscuro che quello è il nostro ultimo gol su punizione, il nostro ultimo Natale con tutta la famiglia riunita, l’ultimo saluto al migliore amico, l’ultima volta che abbiamo guidato la nostra prima macchina.

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Sai cosa significa MOVIDA ?

MOVIDA è una parola spagnola entrata ormai a far parte della lingua italiana fin dagli Anni ’90. Indica una situazione animata, vivace ed anche un po’ caotica. Quando sentiamo “movida” pensiamo subito a folle di ragazzi che si radunano nelle piazze, passando le serate in compagnia a bere e divertirsi. E’ una parola che evoca divertimento e piacere. In questi mesi di emergenza Covid ne abbiamo molto sentito parlare in relazione ai decreti governativi, in particolare modo a quelli “anti-movida” che cercano di arginare il movimento di persone e gli assembramenti per le strade.

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Il Colegio ai tempi del coronavirus

Nei suoi oltre 30 di storia il nostro Centro ha dovuto confrontarsi con periodi anche molto difficili, che  ha saputo sempre affrontare con grande responsabilità e razionalità. Ora facciamo altrettanto e come sempre continuiamo a lavorare, creare e produrre idee e materiale per la diffusione della lingua e della cultura iberoamericana, con la consueta attenzione alla qualità.

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ANDRA’ TUTTO BENE

L’Italia e la Spagna, più di altri Paesi d’Europa, sono duramente colpiti dall’epidemia  in corso.  Due nazioni vicine e legate da sempre per tantissimi motivi. Dunque non possiamo non rendere omaggio alla cara nazione sorella in questo momento per tutti noi così difficile. Lo facciamo prendendo a prestito le parole di Mario Benedetti, autore uruguaiano di grande sensibilità e profondità, che sono un invito a non arrendersi ed a credere nei veri valori della vita.

 

 

No te rindas

No te rindas, aún estás a tiempo

de alcanzar y comenzar de nuevo.

Aceptar tus sombras,

enterrar tus miedos,

liberar el lastre,

retomar el vuelo.

No te rindas que la vida es eso,

continuar el viaje

perseguir tus sueños

destrabar el tiempo,

correr los escombros

y destapar el cielo.

No te rindas, por favor no cedas,

aunque el frío queme,

aunque el miedo muerda,

aunque el sol se esconda,

y se calle el viento,

aún hay fuego en tu alma

aún hay vida en tus sueños

porque la vida es tuya

y tuyo también el deseo

porque lo has querido

y porque te quiero.

Porque existe el vino

y el amor, es cierto.

Porque no hay heridas

que no cure el tiempo.

Abrir las puertas,

quitar los cerrojos,

abandonar las murallas que te protegen.

Vivir la vida y aceptar el reto,

recuperar la risa,

ensayar el canto,

bajar la guardia

y extender las manos

desplegar las alas e intentar de nuevo,

celebrar la vida y retomar los cielos.

No te rindas, por favor no cedas

aunque el frío queme,

aunque el miedo muerda,

aunque el sol se ponga y

se calle el viento,

aún hay fuego en tu alma,

aún hay vida en tus sueños.

Porque cada día es un comienzo nuevo.

Porque ésta es la hora y el mejor momento.

Porque no estás sola.

Porque yo te quiero.

 

 

Omaggio a Gabriel

 

Il 6 marzo del 1927 nasceva in Colombia Gabriel García Márquez, una delle voci letterarie più potenti ed autorevoli dell’America Latina.  Dunque proprio in questo giorno desideriamo ricordarlo e rendergli omaggio , citando l’incipit di una delle sue opere più famose, “Crónica de una muerte anunciada”.

“El día en que lo iban a matar, Santiago Nasar se levantó a las 5.30 de la mañana para esperar el buque en que llegaba el obispo. Había soñado que atravesaba un bosque de higuerones donde caía una llovizna tierna, y por un instante fue feliz en el sueño, pero al despertar se sintió por completo salpicado de cagada de pájaros.  “Siempre soñaba con árboles”, me dijo  Plàcida Linero, su madre, evocando 27 años después los pormenores de aquel lunes ingrato. “La semana anterior había soñado que iba solo en un avión de papel de estaño que volaba sin tropezar por entre los almendros”, me dijo. Tenía una reputación muy bien ganada de intérprete certera de los sueños ajenos, siempre que se los contaran en ayunas, pero no había advertido ningún augurio aciago en esos dos sueños de su hijo, ni en los otros sueños con árboles que él le había contado en las mañanas que precedieron su muerte”.

Botero al cinema

Gli appassionati di pittura hanno avuto in questi giorni la possibilità di vedere il film-documentario dedicato a Fernando Botero, intitolato “Botero. Una ricerca senza fine”, diretto da Don Millar.

 Il proposito dell’autore è quello di raccontare l’artista colombiano, il cui stile inconfondibile è apprezzato  ed esposto in tutto il mondo, attraverso il dietro-le-quinte della sua vita e della sua carriera.

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Non sapevo proprio come fare per non finire come loro

“Non sapevo proprio come fare per non finire come loro”

In Guatemala un programma fornisce educazione sessuale agli ed alle adolescenti nella periferia degradata della capitale

Matrimoni e gravidanze precoci, Aids, aborto, violenze sessuali. Il tema della salute riproduttiva nel mondo si intreccia con retaggi sociali, culturali e religiosi talvolta difficili da conciliare con l’idea che anche le giovani donne e le ragazze abbiano diritto di scegliere e di dire “no”. Quando poi questi aspetti si intrecciano con la povertà economica e la mancanza di prospettive, il risultato è devastante. L’organizzazione Guatemala Youth Initiative, fondata da alcuni membri della Chiesa episcopale statunitense soprattutto dello stato della Virginia, ha intrapreso un percorso per formare le e gli adolescenti sul tema sessuale in Guatemala. Questo Paese centroamericano, oltre ad essere il decimo stato di provenienza degli immigrati negli USA, ha uno dei tassi più alti di gravidanze tra i 15 ed i 19 anni, il 9,2% (secondo dati delle Nazioni Unite) nell’America Latina, che è la seconda area a livello mondiale, come sottolinea un rapporto del 2018 della Pan American Health Organization, dell’Unicef e del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA). Il rapporto punta il dito sull’abbandono scolastico, sulle violenze sessuali, sulla carenza di supporto alle vittime di stupro e su leggi restrittive riguardo all’aborto, sottolineando anche il ruolo che i giovani uomini potrebbero (dovrebbero) avere nel tutelare la salute delle ragazze. Occorre (non sono i soli a dirlo) un cambiamento nella mentalità da parte delle istituzioni, famiglia e scuola, nell’atteggiamento verso la sessualità: “La mancanza di informazioni e l’accesso limitato ad un’adeguata educazione sessuale ed ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva sono direttamente collegati alle gravidanze precoci”, sottolinea Estebán Caballero, direttore regionale dell’UNFPA, nell’articolo dell’Agenzia Reuters che presenta il rapporto. Queste ultime molto spesso non sono il risultato di una scelta consapevole ma di una relazione abusante, sottolinea Caballero, e costituiscono, insieme alle complicazioni del parto, una delle principali cause di morte per le adolescenti in America Latina. Proprio per cercare di cambiare questa situazione è nata nel 2013 la Guatemala Youth Initiative, che opera nelle baraccopoli vicine all’enorme discarica di Guatemala City, la più grande del Centro America con 10.000 lavoratori ed in continua espansione. Intere famiglie, da generazioni (la discarica è stata aperta negli Anni Cinquanta) vivono e lavorano qui, in un contesto di estremo degrado. Qui circa la metà delle ragazze diventa madre in età adolescenziale. L’organizzazione offre laboratori di educazione sessuale nelle scuole, formazione di giovani che diventano loro stessi educatori (una forma di educazione tra pari ancora più efficace), e facilita l’accesso ai servizi di pianificazione familiare, teoricamente offerti dal sistema sanitario ma difficilmente raggiungibili , soprattutto in questa periferia degradata. Oltre alle difficoltà oggettive, l’organizzazione deve scontrarsi con radicati tabù come quello dei contraccettivi, ossia la convinzione che una maggiore disponibilità incentivi il sesso tra i giovanissimi, come testimonia all’Episcopal News Service uno dei fondatori della Guatemala Youth Initiative, Greg Lowden: così, nonostante la disponibilità di contraccettivi, le modalità di accedervi sono così difficoltose da essere scoraggianti. E gli adolescenti fanno sesso  egualmente, ma con meno protezioni. L’iniziativa episcopale si rivolge anche alle giovani mamme, con corsi di genitorialità e supporto nella ricerca di un lavoro e di una maggiore indipendenza, per superare lo stigma e l’isolamento che spesso le colpiscono, per rompere quel circolo vizioso che condanna le ragazze due volte ad una vita senza prospettive.

 

Estratto dall’articolo di Sara Tourn del 1° agosto 2019, pubblicato su Riforma.